19 FEBBRAIO 2026
19 FEBBRAIO 2026
Destinazione Molsheim: Tra l’incubo dei radar e il Miraggio Bugatti
Ci sono viaggi di lavoro che si trasformano in vere e proprie odissee moderne, dove il confine tra il dovere professionale e la passione automobilistica diventa sottile come una fibra di carbonio. La nostra meta era Molsheim, una pittoresca cittadina dell'Alsazia a due passi da Strasburgo, nota in tutto il mondo per essere il santuario dove nascono le leggendarie Bugatti.
Il viaggio, intrapreso con un collega, è iniziato con una sfida psicologica non indifferente: la Svizzera. Attraversare la Confederazione Elvetica significa entrare in una dimensione dove il tachimetro diventa il tuo peggior nemico. È stato un continuo susseguirsi di cambi di limite di velocità — da 120 a 100, poi improvvisamente 80 — con l'incubo costante degli autovelox pronti a trasformare la trasferta in un salasso finanziario. Ogni tunnel era un esercizio di autocontrollo, un gioco di nervi tra la fretta di arrivare e il timore reverenziale per la precisione svizzera.
La Magia della Simpatia
La stanchezza ha iniziato a farsi sentire quando, ormai a notte fonda, la fame ha bussato alla porta. Ci siamo fermati in una stazione di servizio che sembrava l'ultima oasi nel deserto. Le serrande erano quasi abbassate, il personale stava per chiudere e il miraggio di un pasto caldo stava svanendo. Tuttavia, il "fattore umano" ha fatto la differenza. Con un pizzico di ironia e la giusta dose di simpatia, siamo riusciti a stabilire un feeling immediato con le commesse. Quello che doveva essere un rifiuto si è trasformato in un'accoglienza calorosa: hanno tenuto aperto il locale solo per noi, permettendoci di ricaricare le pile prima dell'ultimo tratto.
Così Vicini, Così Lontani
Finalmente, Molsheim. Essere lì significa respirare un'aria diversa. Sapevo che a pochi metri da noi venivano assemblati i capolavori della meccanica mondiale, dalla Chiron alla Mistral. Per tutti i tre giorni trascorsi presso la sede del cliente, il mio mantra è stato: "Appena finiamo, volo al Museo Bugatti". Lo vedevo lì, a portata di mano, un tempio dell'eccellenza che ogni appassionato dovrebbe visitare almeno una volta.
Ma la realtà del lavoro è cinica. Tra riunioni fiume, scadenze da rispettare e la stanchezza accumulata, il tempo è scivolato via tra le dita. L’ultimo giorno, mentre caricavamo le valigie in auto per il ritorno, ho guardato verso quella direzione con un pizzico di malinconia. Non ce l’avevo fatta. Il museo restava una casella non spuntata.
Mi sono consolato con una promessa solenne: la prossima volta non ci saranno scuse. Molsheim merita più di una semplice visita di lavoro; merita il tempo per ammirare il genio di Ettore Bugatti.